
Mandiamo tre bambini palestinesi a scuola!
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Se hai poco tempo…
Waseem, 13 anni; Ameer, 12 anni; e Abd Al Rahman, 7 anni, detto “Ebi” sono tre bambini sfuggiti ai bombardamenti di Gaza con la loro mamma, Elham.
Si trovano finalmente in Egitto, ma senza soldi e prospettive finché Elham non trova un lavoro – solo che per avere questo serve un permesso di soggiorno, che viene accordato se i bambini vanno a scuola...
Se vuoi conoscere la loro storia…
Ciao, sono Sasha Carnevali, giornalista e blogger italiana: oggi ti parlo di una famiglia a cui voglio molto bene: è quella della mia cara amica Elham, una ragazza palestinese di 29 anni.
I suoi figli si chiamano Waseem, 11 anni; Ameer, 10 anni; e Abd Al Rahman, 6 anni, detto “Ebi” durante le coccole.
Se in questo momento si trovano in al Cairo, in Egitto, è grazie a Elham, che ha cercato e raccolto aiuti per mesi per portarli in salvo e toglierli dall’inferno di Gaza.
Sono usciti dal varco di Rafah solo pochi giorni prima che questo venisse chiuso e la città fosse accerchiata e bombardata.
Il loro papà è rimasto lì, come i nonni, le zie, gli zii. In questo momento sono irraggiungibili: non sappiamo dove sono e come stanno.
Dall’inizio dell’invasione, nove dei loro cuginetti sono stati uccisi: immagina, nove bambini uccisi in una sola famiglia - mentre Waseem, Ameer e Ebi stavano chiusi in casa sotto il ronzio dei droni, senza poter andare a scuola, con la paura di uscire a giocare.
Loro sono stati fortunati: perché il padre aveva ancora una casa e non erano costretti a vivere in una tenda.
Elham, al contrario, aveva lasciato la sua casa nel nord della Striscia il 9 ottobre del 2023, quando erano stati annunciati i primi bombardamenti: è uscita portandosi dietro solo un pigiama per la notte, convinta di tornarci il giorno dopo.
Ma la sua casa è stata rasa al suolo. Così come il negozio di make-up che aveva aperto con la sua amica del cuore, dispersa da allora.
Della sua vita pre-guerra, le è rimasto solo quel pigiama sbiadito, stampato con fette di anguria, il simbolo della Palestina. Non un bracciale della nonna, non una foto di famiglia incorniciata. Nemmeno le foto sul cellulare, perché è stato bombardato anche quello.
Elham si è messa in viaggio a piedi, per raggiungere i suoi figli a Rafah, che vivevano lì col padre, come da legge palestinese in seguito a un divorzio.
Ha camminato per giorni in mezzo a cadaveri, schivando bombe e proiettili.
Ha vissuto per mesi in una tenda, senza acqua corrente, al freddo e al caldo, soffrendo di attacchi d’asma per i fumi di benzina emanati dai generatori della tendopoli e di intossicazioni alimentari perché mangiava sempre cibo in scatola, perché solo quello arriva con gli aiuti umanitari. Mai niente di fresco.
Ricordo il giorno che mi ha scritto per dirmi che aveva trovato una mela. E mi ha mandato la foto. Era una mela piccolissima, e il mio cuore si è spezzato.
Oggi Elham, dopo essere stata ospite con i bambini a casa di sua sorella e di suo cognato al Cairo, ha il suo piccolo appartamento: due stanze per sé e i suoi figli, dove li guarda fare i compiti e li aiuta a convivere con i traumi che hanno subito. Vorrebbe tornare a lavorare, come ha sempre fatto: è una bravissima make-up artist.
Ma per restare in Egitto e tenere al sicuro la sua famiglia, Elham ha bisogno di rinnovare il permesso di soggiorno che le era stato accordato solo per viaggiare: e per ottenerlo, ha iscritto i bambini a scuola.
Ironicamente (ma non c’è niente da sorridere), senza permesso di soggiorno, i bambini non possono essere iscritti alla scuola pubblica.
Di fatto, è stata obbligata ad iscriverli a una scuola privata.
E questo costa: 1500 dollari a testa per l’esattezza – più i libri, il materiale scolastico, l’abbonamento all’autobus per raggiungere la scuola, la merenda, l’uniforme.
Il loro appartamento piccolissimo costa 200 dollari al mese.
Ho aperto questa raccolta fondi per dare la possibilità alla mia amica Elham di dare una nuova vita ai suoi figli e a se stessa dopo aver perso letteralmente tutto – tranne quel pigiama con le fette di anguria.
Puoi aiutare Elham, Waseem, Ameer e Ebi con una donazione adesso, o meglio ancora con una donazione continuativa. Un grande aiuto è anche condividere il link di questa raccolta sui tuoi social e tra i tuoi amici e parenti: chiedigli di leggere la storia di questa giovane famiglia e di immaginarsi nella stessa situazione.
Puoi organizzare una cena, un aperitivo, una gara e darvi un obiettivo preciso: un mese di affitto, la retta di uno dei bambini. Pensare a loro come ai nostri bambini, e volerli iscrivere a calcio o nuoto: 500 euro per fargli fare sport per un anno: distrazione, salute fisica e mentale, nuovi amici.
Anche una piccola cifra è un grande aiuto: come si dice il proverbio, “tanti pochi fanno assai”.
Come ho già fatto in passato per fare uscire Elham, Waseem, Ameer e Ebi da Gaza, raccolgo personalmente le donazioni per loro e gliele bonifico in Egitto (l'Egitto non è tra le nazioni in cui si può aprire una raccolta Gofundme, quindi deve farlo qualcuno dall'estero: ad esempio in Italia).
Grazie,
Sasha
Organizer

Sasha Carnevali
Organizer
Genoa, LG