
Una possibilità per Bacdad: istruzione e terapia per bambini
Don protégé
Ciao, mi chiamo Maria, ho 21 anni e sono una studentessa di Scienze della Formazione Primaria a Bologna.
A Luglio 2024 sono partita per Grenada, un'isola dei Caraibi, per lavorare come volontaria al progetto 'Empowering Youth for Self-Development' nella comunità di Bacdad, dov'è stata rilevata la necessità di intervenire date le gravi situazioni di senzatetto, traumi sessuali, abuso di sostanze, servizi di salute mentale limitati e il bisogno di azioni per la risoluzione dei conflitti.
Quando sono arrivata abbiamo iniziato a costruire l’edificio per ospitare lezioni di alfabetizzazione, incontri con terapeuti per genitori e figli, lezioni di musica e corsi di calcio e basket.
Finita la costruzione abbiamo svolto una settimana di Campo Estivo con i bambini. L’invito era aperto dai 4 ai 16 anni, ma ci siamo trovati con bambini più piccoli, perchè spesso erano i fratelli maggiori a doversene prendere cura a casa.
Ogni giorno avevamo incontri con arte-terapeuti riguardanti lo sviluppo della persona in relazione a sé stessi e agli altri e classi di attività manuali creative, e offrivamo acqua, succo, uno spuntino e un pasto caldo per tutti i bambini frequentanti.
C’è necessità di nuovi fondi per aiutare i bambini ad andare a scuola a Settembre (al momento non tutti vanno, pochi hanno i materiali necessari), comprare i materiali che servono per mandare avanti le lezioni e i servizi proposti e cercare di migliorare la situazione sanitaria (si sogna un bagno pubblico, dato che tante case non hanno servizi sanitari).
9 mesi non bastano per sradicare le situazioni di disagio e abusi insiti nella comunità di Bacdad, e tutti i bambini che ho conosciuto, come dice Maria Montessori, sono 'dotati di poteri sconosciuti che possono guidare a un avvenire luminoso’, se aiutati.
Spesso si pensa che se si vuole contribuire servano grandi cifre, ma la verità è che anche solo la rinuncia a un caffè può permettere l’acquisto di una matita e portare uno di questi bambini un po’ più vicino alla realtà scolastica. Qualsiasi cifra quindi è ben accetta!
Ringrazio tutti coloro che si interesseranno in anticipo e resto disponibile per chiarimenti e racconti :)
Maria
Lascio sotto qualche foto e storia :)
- Edificio in costruzione e finito :))
- Foto dell'ultimo giorno di Summer Camp, i bambini hanno addosso le magliette tie-dye che abbiamo fatto il primo giorno di Camp.
- La guerra del solletico. Il primo giorno quando ho iniziato questa battaglia non immaginavo ne sarei uscita così sconfitta e felice.
- L'interno della struttura nel Summer Camp: era usato per l'accoglienza e le lezioni di Self-Development, con l'aiuto di arte-terapeuti, durante il resto dell'anno verrà usato per le lezioni di alfabetizzazione, corsi per i genitori sui modi efficaci di educazione dei figli, doposcuola e aiuto-compiti.
- Corso di alfabetizzazione: è tenuto da una maestra in pensione, supportata da un'altra signora. Non tutti i bambini vanno a scuola con regolarità, la scelta di avere questo corso è per fornire almeno le basi anche a coloro che non frequentano le lezioni, e fornire un luogo tranquillo e spazioso in cui essere aiutati per fare i compiti.
- Attività manuali: durante il Camp abbiamo proposto numerose attività creative, con materiali di riciclo e naturali, ad esempio creazione di ciondoli levigando il guscio del cocco, creazione di astucci con bottiglie di plastica...
- Corso di basket.
- J.
J. è la prima bambina che ho conosciuto, mentre ancora stavamo costruendo l’edificio. Mi ha insegnato qualche canzone e io gliene ho insegnata una italiana, ogni giorno passavamo un po’ di tempo insieme. Ero molto sorpresa quando il primo giorno di camp non si è presentata, così sono andata a casa sua e ho scoperto che sua mamma non l’aveva lasciata venire. Convinta la mamma, abbiamo passato una settimana di camp stupenda, fino a quando il venerdì mi ha detto di andare a casa con lei, per salutare la sorellina che aveva la febbre. Avevo notato la sua casina fin dal primo giorno, perchè è una piccola scatola di legno in un prato grande, ed era bellissima nella sua triste povertà. Entrata dentro, la casa si compone di una piccola cucina di 1mq e una stanza di 4 mq, c’è un materasso singolo dove dormono la mamma, tre bambine e la nonna, e dall’altro lato i vestiti accatastati e i libri di scuola. La natura è il loro bagno, e hanno una sorta di doccia esterna fatta con delle lamiere.
- D.
D. il primo giorno ci ha accolto con un’accetta in mano e un sorriso cariato, sdentato ma luminosissimo. Ha 6 anni ma un corpicino minuscolo, purtroppo non sempre c’è cibo. Lo chiamavano ‘farmer’, perchè ogni volta che lo incrociavamo era intento a fare qualche lavoretto di agricoltura con degli attrezzi più grandi di lui. Non capivamo perchè avesse sempre un coltello con lui, ma durante il camp si è spiegato: stavamo facendo un gioco in cui si elencavano gli animali, e una volontaria americana ha detto ‘crab - granchio’. Lui ha interrotto il gioco chiedendo se le piacevano, se li mangiava, se voleva un granchio. Incuriosita, gli ha chiesto se era il suo animale preferito. É corso a casa e ci ha portato questo granchio enorme. D. ama i granchi, passa le sue giornate a pescarli e venderli a 2 dollari EC l’uno (meno di 1 euro), gli toglie il guscio che lui chiama ‘l’unghia dell’alluce’ perchè ne ricorda la forma.
- S.
S. è un bambino che non sorride mai. Puoi fargli il solletico, le boccacce, proporgli i giochi più belli del mondo, ma ti guarderà sempre con quegli occhi tristi e spenti. Un mercoledì mattina in particolare era più abbattuto del solito. Una delle suore ha chiesto a tutti di abbracciarsi, come se fosse l’abbraccio di Gesù per iniziare la giornata, e lui non si è mosso, continuava a guardare fisso per terra. Io mi sono avvicinata e l’ho abbracciato, e siamo rimasti lì in silenzio per qualche minuto. Sempre in silenzio, ha iniziato a piangere, dei gran goccioloni dagli occhi, immobile. È stato il momento più intenso che ho vissuto nella mia permanenza a Grenada, e quello che mi appesantisce di più il cuore. Nel resto della giornata mi sono tenuta vicino quel bambino, dandogli un po’ più attenzioni rispetto agli altri, che continuavano a prenderlo in giro perchè non si era cambiato i vestiti e mi aveva sporcato i pantaloni con i piedi infangati, così l’ho preso in braccio e abbiamo fatto un giro, è diventato la mia seconda pelle quel giorno. È stato uno dei momenti più dolci del camp, quando ha poggiato la testa sulla mia spalla, mentre lo tenevo come uno zainetto, e ha fatto un accenno di sorriso. La sera ha avuto il coraggio di parlare con una delle suore e raccontargli che suo padre lo aveva picchiato in modo pesante la sera prima. La settimana dopo, parlando con alcuni parenti, abbiamo scoperto che spesso viene legato fuori casa, senza acqua né cibo. La rabbia nei suoi confronti è incrementata quando è scappato per andare dalla polizia, che però non ha preso provvedimenti nei confronti del padre. L’ultimo giorno che sono stata a Bacdad, prima del volo, sono passata a casa sua e mi è venuto incontro sorridendo. È stato decisamente il regalo più bello che potessi desiderare. Poi mi ha preso la mano e siamo andati a fare braccialetti e portachiavi con perline e nettapipe.
!!! Se scegliete di donare, attenzione a scegliere la percentuale che realmente volete dare al sito Gofund!
!!! Sono io che mi occupo personalmente della raccolta fondi, senza associazioni o intermediari. Non appena raggiunta una cifra consistente e/o ogni due mesi manderò i soldi alle Sisters of the Sorrowful Mother, che si occupano del progetto a Grenada. Sarà mia premura aggiornarvi su come procede il progetto :)) Grazie!!
Organisateur

Maria Ferrero
Organisateur
Como, LM